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IEN INDUSTRIE E FUJIFILM

Una collaborazione d'eccezione quella tra Fujifilm e IEN Industrie. Il Gigante Verde ha scelto un'eccellenza italiana per valorizzare le sue carte fotografiche all'alogenuro d'argento. "IEN è l'acronimo di "Iam Et Nondum" che in latino significa "il già fatto e il non ancora", spiega Giovanni Vitali, Export Sales Manager dell'azienda. "Il brand IEN simboleggia la nostra esperienza ma anche la nostra continua ricerca dell'eccellenza nei prodotti e nei servizi".

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1.000 STAMPE RILEGATE IN UN'ORA

Automatica HS di Photostory è la rilegatrice automatica di fotolibri ottimizzata per garantire blocchi della massima qualità con carte di finitura pregiata come, ad esempio, le nuove Fujicolor Crystal Archive Professional Velvet. La macchina cordona e costruisce il blocco frapponendo l'esclusiva carta preincollata Easysheet tra le stampe. La produttività arriva a 1.000 stampe all'ora per produrre album fino a 50 x 50 cm.

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COVER STORY - UN IMPORTANTE MEETING CON I FOTOLABORATORI

Fujifilm e IEN Industrie hanno portato avanti un intenso lavoro di ricerca e sviluppo congiunto per raggiungere nuovi livelli di qualità nella produzione di fotolibri di pregio stampati su carta chimica. La collaborazione fra gli ingegneri di Fujifilm Europa e dell'azienda marchigiana ha condotto risultati eccellenti: "La filosofia aziendale di IEN pone al centro del nostro lavoro l'energia positiva che nasce dal riuscire ad offrire sempre il prodotto che meglio risponde alle logiche di ogni mercato. Per questo è stato per noi motivo di grande orgoglio la collaborazione con Fujifilm, azienda leader indiscussa a livello globale nel mercato Imaging. I risultati raggiunti li abbiamo presentati a luglio durante un meeting nella nostra sede".

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UNA NUOVA ERA PER LA STAMPA CHIMICA

Fujifilm non ha mai smesso di investire e sostenere le tecnologie fotochimiche. Lo dimostrano la costante crescita mondiale del suo business e le importanti novità che presenterà nei prossimi mesi.

"Stiamo sostenendo fortemente una nuova espansione dell'utilizzo delle carte chimiche nelle attività di stampa a trecentosessanta gradi oltre che nella produzione di album professionali", sostiene Felice Ucchino, Product Manager di Fujifilm Italia. "Siamo orgogliosi di poter affermare che, grazie ad un'attività di ricerca e sviluppo che non ha mai subito battute d'arresto, anzi, si è intensificata, oggi Fujifilm è in grado di offrire al mercato una gamma di supporti estesa e completissima, ma soprattutto siamo entusiasti di poter proporre soluzioni per le stampe fine art, photobook e fotoquadri basate su carta chimica. Ovvero la migliore sintesi possibile fra altissima qualità, durata delle stampe e massima produttività. La missione dei nostri ingegneri è stata: espandere le applicazioni della carta fotochimica per competere con i canvas inkjet e i materiali elettrochimici. L'obiettivo è stato raggiunto con successo gettando le basi per l'alba di una nuova era della stampa fotochimica. Il mercato Imaging richiede nuovi prodotti ad alto impatto per un pubblico sempre in costante evoluzione con gusti raffinati e con le idee ben chiare. Insomma, dobbiamo essere in grado di mantenere alto "l'effetto Wow" ma non possiamo permetterci di perdere di vista la sostenibilità del flusso produttivo che deve essere quanto più economico possibile e allo stesso tempo altamente versatile ed elevato per quanto riguarda i volumi realizzabili. Una sinergia che si ottiene solo per mezzo della tecnologia fotochimica".

SI VINCE UNENDO LE FORZE

"Mettere i laboratori nostri clienti in condizione di realizzare fotoprodotti a valore aggiunto fruttando attrezzature e dinamiche produttive a loro congeniali è attualmente uno dei nostri obiettivi più importanti", Prosegue Ucchino. "Per riuscirci abbiamo analizzato le esigenze del mercato e rafforzato la collaborazione con i produttori di attrezzature Imaging perchè siamo convinti che si vinca solo unendo le forze e combinando diverse competenze. Fujifilm commercializza il più completo catalogo di materiali per la stampa fotografica oggi disponibile che comprende numerose varietà di supporti declinati in una moltitudine di tipologie e finiture". Proprio perchè oggi più che mai è importante collaborare per sviluppare servizi e prodotti capaci di stimolare i consumatori, Fujifilm ha avviato una importante partnership con IEN Industrie, nuovo asset di un'azienda italiana con grande esperienza nel settore dei photobook.

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 IL GUSTO DELLA QUALITA'

In occasione di un meeting al quale sono stati invitati numerosi importanti fotolaboratori europei, Fujifilm e IEN hanno presentato la sinergia produttiva ottenuta grazie all'ottimizzazione delle carte Fujicolor Crystal Archive Professional DP e della rilegatrice ad alte prestazioni Photostory Automatica HS. "L'ampia e ispirata visione di Fujifilm collima perfettamente con quella di IEN ed entrambe enfatizzano il gusto per la qualità e per la piena soddisfazione delle esigenze di clienti e mercato, grazie alla proposta di una combinazione di soluzioni tagliate su misura e capaci di offrire sempre le più alte performance", dichiara Giovanni Vitali, Export Sales Manager di IEN Industrie. "La ricerca congiunta portata avanti dalle nostre due aziende ha dato vita ad un prezioso miglioramento della resistenza meccanica e al mantenimento della qualità delle stampe durante le operazioni di cordonatura. La carta e le macchine sono state rese perfettamente compatibili e oggi formano una sinergia unica per efficacia e capacità di fornire un risultato finale impeccabile".

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Dice bene Vint Cerf, uno dei papà di internet ed evangelista di Google. Perché lo dica, poi, è tutto da chiarire. Certo il rischio che ha paventato nel corso dell’incontro annuale della American association for the advancement of science è reale: “Se non si trova una soluzione il ventunesimo secolo sarà un enorme buco nero”.


Nel senso che la prima, vera fase della società digitale matura corre la minaccia di scomparire dalla Storia con la esse maiuscola,o almeno di rendersi a essa estremamente complessa da penetrare, perché affogherà nel mare magnum di dati fragili e “bit in putrefazione” rendendo per assurdo questi anni, e i decenni a venire, qualcosa di molto simile al Medioevo. Per inciso, un riferimento che significa poco, come molti storici non smettono di ripetere: il Medioevo è stato molto altro. Ma è un’altra faccenda.


“Quando si pensa alla quantità di documenti presenti nelle nostre vite quotidiane e immagazzinati in forma digitale – ha sottolineato Cerf, inventore del protocollo TCP/IP insieme a Bob Kahn – come le e-mail, i tweet e tutto il web, è chiaro chepotremmo perdere una grossa fetta della nostra storia. Non vogliamo che le nostre vite digitali scompaiano. Se vogliamo preservarle dobbiamo assicurarci che gli oggetti digitali che creiamo oggi siano ancora accessibili nel futuro”.


E ancora: “Pensando a mille, tremila anni nel futuro, dobbiamo domandarci: come preserveremo tutti i bit di cui avremo bisogno per interpretare correttamente gli oggetti che abbiamo creato? Senza neanche rendercene conto, stiamo gettando tutti i nostri dati in quello che rischia di diventare una sorta di deserto digitale dell’informazione. Nei secoli a venire chi si farà delle domande su di noi incontrerà delle enormi difficoltà, dal momento in cui la maggior parte di ciò che ci lasceremo dietro potrebbe essere solobit non interpretabili”.


Sembra l’allarmismo di chi vive quel mondo troppo da vicino e al quale, per paradosso, pare mancare la giusta distanza. Al contrario, basta avvicinarsi a un paio di fenomeni che già in questo momento stanno spingendo verso quell’oscuro panorama per rendersi conto che la faccenda sollevata da Cerf, il quale pure muove da una constatazione squisitamente informatica, è essenziale anche rispetto all’eredità culturale che la nostra epoca lascerà al pianeta.


Quali sono questi due fenomeni? Da una parte il pachidermico e irrisolto tema del diritto alloblio, almeno così come (non) lo si è gestito nel primo anno scarso dalla sentenza della Corte di giustizia europea del maggio scorso. E più in generale la questione dei diritti su internet. La grovierizzazione del web, o almeno delle porte d’accesso alla rete, costituisce il punto di partenza verso l’impoverimento del flusso di eventi e la difficoltà nella sua ricostruzione, anzi nella semplice individuazione. Un tema che, in senso lato, solleva anche la questione della governance di internet: chi ha il potere di dire “questo resta, questo va”? Esistono tribunali internazionali della rete? Qualsiasi sarà la scelta, la società digitale ne uscirà rimodulata nel suo percorso che, fino ad ora, è stato sostanzialmente indisturbato e in fondo integro.


Dall’altra, scendendo di livello, gli atteggiamenti con cui ci relazioniamo quotidianamente agli oggetti digitali. Mutati nel giro di pochissimi anni. “Nel nostro zelo, presi dall’entusiasmo per la digitalizzazione, convertiamo in digitale le nostre fotografie pensando che così le faremo durare più a lungo, ma in realtà potrebbe venir fuori che ci sbagliavamo – ha spiegato Cerf – il mio consiglio è: se ci sono foto a cui davvero tenete, createne delle copie fisiche. Stampatele”.


Il problema non è solo nelle foto, che sono un simbolo per il tutto, e non riguarda solo la rete. Ed è una questione anzitutto tecnica, cioè l’impossibilità di leggere e interpretare il sistema in cui oggi codifichiamo le nostre vite anche senza rendercene conto. È vero. Ma a ben vedere l’invito del guru statunitense attiene appunto almodo in cui utilizziamo gli strumenti: i nostri pc, per esempio, sono ormai vuoti. Magari pensassimo a stampare, non abbiamo più neanche bisogno di salvarle, le foto. Appena qualche anno fa gli hard disk (locali, non nuvolosi) erano zeppi di musica, film, contenuti di ogni tipo. Oggi il vuoto assoluto, fiducioso nellareligione dello streaming in arrivo da non si sa dove e della risposta immediata del motore di ricerca. Che, come visto, rischia a sua volta di ritagliarsi a piacimento fornendoci soluzioni a dir poco lacunose.


E ancora: non prendiamo più appunti, basta una mezza pagina per scatenare i crampi alle mani, non sentiamo il bisogno di cogliere gli attimi fuggenti o gli squarci che potrebbero non ripetersi semplicemente perché li documentiamo tutti, fermando tonnellate di materiale in realtà ininfluenti per comprendere questi anni. Facendo un paragone con l’arte, è come se stessimo preparando per i nostri pronipoti collezioni di ritratti e dipinti di dettaglio dimenticando paesaggi, vedute, architetture, bozzetti preparatori. Chiavi per capire il Tempo, oltre che il Dato.


La propensione storica dell’individuo – conservare e memorizzarenel modo più open possibile, proprio in ottica futura – si è insomma già rattrappita a favore di un presente a 360 gradi dove ci pare di avere tutto a disposizione, ben sistemato, catalogato e codificato. Un presente che ci alleggerisce dalle responsabilità di pensare al futuro. Non tanto in senso di storia personale ma di modo verbale: pensare al futuro, cioè a come saranno lette, interpretate, decodificate, riconvertite e analizzate le tracce che stiamo lasciando.


Fonte: wired.it

Articolo originale: http://www.wired.it/attualita/2015/02/16/vint-cerf-futuro-medievale-bit-putrefatti/


Open House Luglio 2015

In seguito alla collaborazione tra Ien Industrie e Fujifilm, al fine di raggiungere un ottimo risultato sulla cordonatura di tutti i tipi di carta che l'azienda Giapponese offre, è stata la volta della grande anteprima delle nuove carte fotografiche che Fujifilm si appresta a lanciare sul mercato. La suddetta presentazione è avvenuta durante l’Open House che si è tenuto presso la sede di Ien Industrie Spa nei giorni 28 e 29 Luglio. I temi del meeting hanno riguardato la ricerca e lo sviluppo che Fujifilm ed Ien Industrie hanno svolto negli ultimi mesi e gli imminenti lanci delle carte Velvet, Premium HDX e CLP. In occasione del meeting il brand Photostory del gruppo Ien Industrie ha presentato al mercato la nuova Automatica HS, rilegatrice per album professionali dagli elevati contenuti prestazionali. openHouse